La mia festa della salvezza

220px-GioppinoCi sono molti modi di seguire una partita cruciale per le sorti della tua squadra. Uno dei meno irresistibili è farlo partecipando alla festa di compleanno di un compagno d’asilo di tuo figlio. Sabato scorso ho salutato la permanenza matematica della Ternana in serie B da un giardino della scuola delle suore Marcelline di Genova, tra pagliacci che gonfiano palloncini, musiche dello Zecchino d’oro a palla e genitori un po’ affaticati.

Molto meglio della Corazzata Potemkin, direte voi. Ve lo ricordate – vero? – Fantozzi convocato dal GranLupMannar proprio mentre si stava accingendo alla visione della partita della nazionale di calcio con frittata di cipolle, birra ghiacciata e rutto libero? E il ragionier Filini a cui trovarono la radiolina in bocca? Bene, per rimanere in tema, va detto che l’animazione del gruppo “Gli sbirulini matti” e il loro teatrino di burattini erano “una cagata pazzesca”.

Che poi la necessità di organizzare feste per bambini dai 3 ai 5 anni è tutta da verificare. Soprattutto se la Ternana gioca ad Ascoli. Non so voi, ma noi i nostri compleanni li passavamo a casa con i nonni, gli zii, la torta di pan di spagna e i cuginetti. Punto. L’unica animazione la facevano i parenti dopo l’ammazzacaffè. Questi ricevimenti “anticipatari” – più che ai bambini – servono in realtà ai genitori per fare comunella, conoscersi e socializzare.

Solo, che cosa cavolo vuoi socializzare se la tua testa è a 500 chilometri e – segnatamente – allo stadio Del Duca? Il dramma è che qui a Genova non ci sono padri-tifosi con i quali condividere – tra un perepè e un quaqua – il timore dell’ultimo tornante rappresentato dai bianconeri di Silva. Tutti a parlare dello scontro-salvezza del giorno dopo tra Genoa e Inter. Che a me – onestamente – caro signor Parodi padre di Carolina, la smorfiosetta che tira calci alle maestre, lascia del tutto indifferente.

In ogni caso, già alle ore 15, nell’attimo esatto dell’ingresso in campo delle squadre, noti la perfezione cromatica delle pizzette rosse con guarnizione di oliva verde. E, visto il contesto, lo consideri un segno divino. Vorresti interrogare suor Gisella, ma lasci stare. Mentre nell’aria pompa durissima Il Coccodrillo come fa, sorseggi – visto che non sei scaramantico – un’aranciata rossa in un bicchiere di plastica verde. Con studiata lentezza. Però l’Ascoli fa gol. E piombi in una solitudine atra. Intorno a te impazza la festa, tuo figlio ride con un pagliaccio che calza un cappellaccio biancorosso, le mamme tagliano le torte e i papà son lì che ragionano di politica, Borriello e storie vere. E ti fai inevitabilmente domande ultime.

Che poi, a dirla tutta, anche a Cesena nell’89 – spareggio contro il Chieti – non c’ero. Ma era un’assenza diversa, controllata, assistita. Perché a volte non è proprio necessario stare in prima persona nel luogo dove la storia si incarna in Sossio Perfetto. Basta anche soltanto respirare un alito di popolo, condividere un mood, registrare una sintonia. Uno può pure accontentarsi di seguire la partita sulle frequenze di Ivano-Mari-amici-all’ascolto-di-radio-galileo. Che è un signor succedaneo. Gettare invece lo sguardo ogni 30 secondi al telefonino per controllare un risultato che, a queste latitudini, non interessa nessuno, beh, è un po’ innaturale.

Fino a quando Vitale non realizza il rigore del pareggio. La Ternana è salva, i ciliegi sono in fiore e noi viviamo nel migliore dei mondi possibili. E’ solo allora che rivaluti il duro lavoro degli Sbirulini alle prese con bambini viziati e mamme isteriche, ti interessi della condizione atletica di Floro Flores, giustifichi i capricci di Carolina Parodi, la scalciatrice di maestre. Quando poi – a dieci minuti dalla fine – Fossati dell’Ascoli si fa ipnotizzare da Brignoli e fallisce un calcio di rigore, il giardino delle Marcelline diventa definitivamente la tua Little Borgo Bovio. E ci scappa pure un sorriso per Suor Gisella.

(in TernanaNews)