Cavalli di razza e fasce laterali

NZOIn principio fu Giacinto Facchetti. Veloce, elegante, falcata d’antilope. Perfino “apollineo” venne definito. Racconta la leggenda che lo scelsero dopo averlo visto correre i cento metri. Iniziò centrattacco nella Trevigliese, la squadra del suo paese nella bergamasca. Poi fu Inter. Per sempre. A Treviglio il mattino passava – come in molti altri paesi d’Italia – il “menalatte”, l’omino che trasportava il latte con un carro trainato da cavalli. E quando Helenio Herrera lo volle terzino (Giacinto, non l’omino), Gianni Brera scrisse che avevano ridotto Ribot “tra le stanghe del menalatte”. Non si poteva costringere un purosangue a improvvisarsi ronzino. Anche se fu uno dei primi a interpretare il ruolo in maniera spregiudicata, tanto che a fine carriera aveva segnato con la maglia dell’Inter ben 75 gol.

Sebbene il Brasile giocasse già ai Mondiali di Svezia del ’58 con due finte ali – Nilton Santos e Djalma Santos – qua da noi in principio fu Facchetti, si diceva. Poi vennero tutti gli altri. Aldo Maldera, per esempio. Maldera III, per la precisione. Che nella stagione 78-79 con la maglia del Milan ne fece 13. E anche Antonio Cabrini, che segnava meno, ma sapeva arare la fascia in maniera contadina. Fino a Paolo Maldini, l’ultimo per i quali risulta appropriato il termine “fluidificante”. Che è un verbo bellissimo, fluidificare. Dà l’idea della liberazione. C’è un mondo chiuso, asfittico, paludoso e qualcuno riesce a trovare il pertugio per lo sbocco, la soluzione, lo zampillo. E, visto che si parla di fluidi, Manlio Curio Dentato sarebbe stato – per dire – un gran bel terzino fluidificante. Lui e il suo formidabile cross delle Marmore.

Ma non andiamo fuori tema.
Adesso l’espressione “terzino fluidificante” appare un po’ desueta. Così come “sganciarsi sulla fascia”. Ora ci sono i cursori, i laterali, gli esterni bassi che diventano alti nella fase offensiva. Però poco cambia: alcuni giocatori hanno il guizzo, la tenuta atletica, l’istinto per trasformarsi in attaccanti aggiunti. Sanno arrivare sul fondo e crossare in corsa, dribblare all’interno e tirare in porta, dettare il passaggio e chiudere il triangolo. Insomma un ruolo piuttosto creativo – ormai – quello di terzino, nato come difensore puro leggermente accentrato davanti al portiere nel cosiddetto“Metodo” di Vittorio Pozzo e diventato nel “Sistema” (o WM) – lo schema del Grande Torino – marcatore di fascia. Fino alle ultime interpretazioni più propositive, diciamo.

Ora – visti i nomi e le squadre citate sopra – apparirà vagamente blasfemo
, ma uno di questi “terzini creativi” può essere considerato senz’altro Luigi Vitale. Che finora per la Ternana ha segnato 8 gol. Il miglior realizzatore insieme a Litteri. Vitale tira i rigori, batte le punizioni e tiene la sua fascia in maniera convincente. Insomma, fatti i dovuti distinguo – cui però un tifoso di fegato non è tenuto – quasi un terzino alla brasiliana, un pendolino Cafu, un Roberto Carlos, un Marcelo. Oppure, per rimanere in Europa, uno à la Camacho o à la Brehme. O come Gareth Bale, il mancino gallese del Tottenham, un altro col vizio del gol, soprattutto all’Inter.

Lo so, tutta gente che ha fatto la storia del calcio
, che ha giocato in Champions e ai Mondiali, che ha sulle spalle decine di presenze nelle massime serie d’Europa e ha calcato palcoscenici neppur paragonabili al Libero Liberati. Però uno mica pretende che Andrea Fusco al 90° Minuto serie B dica rivolgendosi a D’Amico: “Capperi Vincenzino, hai visto che bel terzino apollineo c’ha la Ternana?”. Anche perché ognuno ha il suo Ribot e noi ce lo teniamo stretto.

(su TernanaNews)