Di Plymouth e vecchi catorci

Lui è finito, perché l’Italia non festeggia? Si chiede David Bidussa. Il “lui” di cui parla è naturalmente il Presidente del Consiglio. Diciamo che ora, con l’Italia sotto lo schiaffo del soldato dei mercati, apparirebbe fuori luogo stappare bottiglie. Insomma ci sta pensando lo spread a dare un alibi alla mancata euforia da spritz. Ma gli italiani non avrebbero brindato comunque. Per una ragione semplicissima: Berlusconi è caduto, ma non è ancora stato sconfitto. E per sconfiggerlo bisogna prendere più voti di lui.

Massimo D’Alema, commentando a caldo dopo la conta dei 308, era sbottato: “questo ci porta dritti dritti dove vuole lui”. Ed è esattamente quello che potrebbe accadere, al netto della tempesta finanziaria che si sta consumando e che promette nuovi fuochi d’artificio. Risulta difficile infatti pensare ad una soluzione diversa dalle elezioni. Se Berlusconi si mette di traverso, a meno che non ci sia uno smottamento del Pdl, il governo di larghe intese non si fa. Un governo così infatti non nasce con il 51% sennò che larghe intese sono?

E’ per questo che l’immagine del premier che se ne va in macchina, una cera senza stoppino, una statua di peltro nell’acquaio dell’auto presidenziale, non è la faccia di un fantasma. E’ la maschera tragica di uno che ha in mano il boccino. Le opposizioni gli approvano il documento economico di stabilità che la Lega da sola avrebbe avuto problemi a far passare, si dimette e poi inizia la partita che sa giocare. Se si va alle elezioni avrà i suoi argomenti, ben sintetizzati dall’analisi di Marco Sarti. Altrimenti urla al golpe.

Avete presente la scena finale di Christine la macchina infernale? Berlusconi è la Plymouth del film di John Carpenter: schiacciato nella pressa di uno sfasciacarrozze ci sarà sempre un pezzetto della griglia anteriore che si muoverà per rigenerarsi. Chiedete a Romano Prodi.