La tecnica ai tempi dello spread

Ieri sera avevo la riunione di condominio. Sono andato, ma l’operazione – già di per sé gravosa – ha richiesto un supplemento di coraggio. Perché sfido chiunque a entrare in queste aule dove si esercita un confronto dialettico ai limiti della decenza, dopo aver letto i commenti politici della maggior parte dei quotidiani nazionali sul possibile governo Monti.

L’unanimismo è un concetto che esiste solo nei think tank e in alcune redazioni ai tempi dello spread. Non nella sala riunioni della Croce Verde. Se poi l’impresa che sta realizzando i lavori di rifacimento della facciata chiede un supplemento di soldi, la balcanizzazione delle posizioni diventa assoluta, integrale, ineludibile.

Quando arriva l’amministratore tutti spostano lo sguardo dalla punta delle proprie scarpe al tavolo di fronte dove siede un personaggio molto professionale: è l’ingegnerecapo dei lavori. Che lascia sviluppare l’esercizio legittimo della democrazia – con tutto lo spettro di posizioni irremovibili su scarichi del cesso muffiti e poggiolate pericolanti – e poi prende la parola in un silenzio irreale. Sordo e grigio, si sarebbe detto un tempo.

Sine ira ac studio, il tecnico spiega che non c’è tempo da perdere. A metà lavori l’impresa si è resa conto che il cornicione è pericolante. Non è il caso di stare a spaccare il capello in quattro: si ponga mano al portafoglio. D’altronde ci sono i regolamenti comunali che dettano le regole, mica lui.

Tutti annuiscono e si vergognano anche un po’ della propria rissosità. Alcuni vorrebbero superare persino il bipolarismo muscolare che contrappone – da qualche anno – i favorevoli alla portineria e quelli che la portinaia la deporterebbero in Siberia. Altri sono tentati di abbracciare il vicino di pianerottolo. La proposta di modifica del preventivo passa con 36 favorevoli, 3 contrari e 2 astenuti.

Mentre rincasavo riflettevo che, se Monti non ce la fa, quasi quasi questo ingegnere sarebbe da proporlo a Napolitano almeno per un mandato esplorativo.