Ecco perchè La Russa avrà sempre torto anche con un minimo di ragione

Il self control non è il tratto principale del carattere di Ignazio La Russa. Un anno fa ad Annozero fece una scenata contro uno degli studenti santoriani in studio urlandogli una decina di volte “vigliacco” e “fifone”. A febbraio di quest’anno ha pestato i piedi a Corrado Formigli che voleva intervistarlo. Ieri sera, ospite su la7 della trasmissione “In onda”, ha dato del coglione ad Ascanio Celestini.

 

 

Al termine del monologo – in verità un po’ noioso, questo va detto – in cui l’attore ricostruiva le gesta di due tizi (italoamericani?) chiamati Tony Mafioso e Tony Corrotto, l’ex ministro è uscito un po’ dai gangheri. Dopo aver premesso che a lui “piace il cabaret”, è andato giù duro – “lei non fa ridere nessuno” – fino al mortarone finale: “Tony Coglione”. E poi – sfumando, in coda – “non si può dire coglione al giornalista? Si può dire, si può dire. Sì che si può dire”.

Anche a me la performance di Ascanio Celestini non è piaciuta. Questione di gusti. Però sui gusti si deve saper disputare da gente normale, senza passare all’offesa personale. E l’ex ministro ha perso l’ennesima occasione di dimostrarsi amabile, diciamo così. In fondo sarebbe bastato limitarsi a dire “lei dice cose sciocche”. E se avesse anche aggiunto “lei, secondo me, denota pigrizia intellettuale”, avrebbe vinto gioco, partita e incontro.