MI E’ SEMBLATO DI VEDELE UN GATTO

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Sono ormai alcuni giorni che gli osservatori, i commentatori, gli anchorman puntano sulla seguente narrazione: i 5 Stelle stanno mutando. Da strilloni si trasformano giorno dopo giorno in uomini politici a tutto tondo, da praticanti del vaffanculo si scoprono teorici della «politica dei due forni», da irriducibili masanielli virano verso comportamenti istituzionalmente più che potabili.

La scatoletta di tonno del Parlamento – a quanto pare – non solo l’hanno aperta, ma ci si sono sistemati dentro in maniera più che confortevole. A questo proposito suscita curiosità lo stile, sicuramente irreprensibile, con il quale la Taverna  si esibirà alla guida del Senato, appena le si presenterà l’occasione.

Insomma parlano con Confindustria, trattano (e chiudono) con la Lega, fanno accordi (non inciuci, sia chiaro) con il centrodestra, lanciano ammicchi al Pd da consumati alfieri della realpolitik, sì, in a parola, imparano a stare al mondo. Ma sarà poi così? O non c’è da parte dell’establishment una voglia matta di raccontarsela?

C’è una bella favola di Esopo. Una gatta si innamora di un bel giovane. Afrodite, dea dell’amore, la trasforma allora in una donna bellissima. Il giovane naturalmente se ne invaghisce e la chiede in moglie. Il giorno delle nozze, durante il banchetto, un topolino sfreccia attraverso la sala. La sposa, non ricordando che non era più una gatta, balza sul tavolo  e agguanta il roditore, tra gli sguardi estrerrefatti degli invitati.

Di Maio e i 5 Stelle siedono a tavola belli composti, ma sono quelli che non possono fare a meno di dare ascolto a un comico che straparla di fine del lavoro e che, in tutone da foca, traccia linee sulla sabbia di una spiaggia della Toscana. Sono quelli che compulsano febbrilmente l’intervista di Casaleggio al Wp e che prendono l’ostia della democrazia diretta (cioè di un totalitarismo 4.0) pur essendo chiaro che il posto a tavola glielo ha dato la democrazia rappresentativa. Sono quelli che ora-devono-venire-tutti-a-parlare-con-noi e immaginate cosa direbbero se invece del 32 prendessero il 50%.

Ecco, qua si crede che, appena il topolino sfreccerà tra i banchi di Camera e Senato, Di Maio, Toninelli, Bonafede e tutti i gatti che siedono a Montecitorio e a Palazzo Madama obbediranno alla propria natura di soggetti prepolitici e sostanzialmente antidemocratici.

Con buona pace di osservatori, commentatori e anchorman.