LA RIVOLTA DEI DISAGIATI, STEVE BANNON, TROTSKY E SALVINI

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La sinistra è morta. La sinistra ha perso appeal. La sinistra vaffanculo. Epperò tutti, a quanto pare, guardano da quella parte. E il M5s ha pescato da lì, e la «costola» di qua, e l’impoverimento della classe media di là, e la Lega che dà le risposte a operai e ceti immergenti con cui il fighettismo di sinistra non è più in grado di dialogare. E via andare.

Ora c’è questo signore – Steve Bannon, lo stratega (recentemente perculato) di Donald Trump – che da qualche settimana sta girando l’Europa – e sempre più spesso staziona in Italia – per promuovere la sua «rivoluzione». Una sorta di Lev Trotsky dell’internazionalismo populista che ha eletto l’Italia a suo personale Messico. Bannon è stato raggiunto a Milano dal direttore de la Stampa, Maurizio Molinari, gran conoscitore di cose americane.

Il colloquio è sul giornale di oggi sotto il titolo Roma cuore della nostra rivoluzione. Per Bannon, Lega e M5s sono espressione della «rivolta dei disagiati», nata in tutto il mondo occidentale dal fatto che i lavoratori sono vittime «a cui il commercio globale toglie prosperità e i migranti strappano i pochi lavori rimasti».

Un movimento tellurico che sta scuotendo l’Europa attingendo forza non soltanto dalla paura dello straniero, ma dalla crisi di rappresentanza delle forze della sinistra classica, ormai troppo assoggettata al mainstream liberal-liberista. Ecco, per Bannon l’Italia è il sol dell’avvenire perché «siete più creativi (originale, davvero!, ndr.) di britannici, francesi e tedeschi, siete una nazione abituata a produrre grandi cambiamenti».

«Il mio sogno – continua Bannon – è di vederli governare insieme (Lega e M5s. ndr.) ma sarà lui (Salvini) la forza trainante perché rappresenta il Nord, ovvero tre quarti del Pil nazionale». Insomma pare che Trotsky abbia scelto il suo personale Lazaro Cardenas per Palazzo Chigi. Resta da capire quanto Salvini sia intenzionato: 1) a distribuire la terra ai contadini; 2) a trovare un lavoro a Bannon.