QUEL FURBACCHIONE DI PRODI. E FRA UN PO’ ARRIVA PURE VELTRONI, VEDRETE

 

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E se l’endorsement di Romano Prodi per Paolo Gentiloni – oggi a Bologna in occasione della presentazione di una lista patrocinata dal suo ex ministro Giulio Santagata – fosse solo una mossa tattica di riposizionamento in vista della molto probabile sconfitta della sinistra?

Lo aveva già scritto Marcello Sorgi qualche giorno fa in occasione di un’analoga mossa del professore. “Voterò per il centrosinistra. Liberi e Uguali non è per l’unità”, dichiarò a fine gennaio. facendo un po’ incacchiare Bersani e raccogliendo un grazie – dovuto, ma non esibito – dello stesso Renzi (che, naturalmente, mica poteva dire che di Prodi non sa cosa farsene).

Sorgi scrisse che il professore si apprestava a ricompattare le fila del centrosinistra dopo il capitombolo del 4 marzo. Di qui la posa da padre fondatore e la riproposizione dell’eterno schema ulivista: alleanza larga con le forze del cattolicesimo democratico e della sinistra riformista eccetera eccetera.

Stavolta è uguale. Anche stavolta, augurandosi un recupero miracoloso del centrosinistra ( e del Pd, è inutile girarci intorno), Prodi non ha nulla da perdere: se la sconfitta sarà meno cocente del previsto sarà merito suo, se – invece – il centrosinistra non riuscirà a tenere botta avrà bisogno di una rifondazione e di una ripartenza. E chi meglio dell’inossidabile professore?

Mi aspetto da un momento all’altro un’intervista di Walter Veltroni dello stesso tenore. Dopodichè Renzi può toccare tutti gli amuleti che ritiene.