GRASSO, SULL’UNIVERSITÀ DI’ QUALCOSA DI SINISTRA

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Chi ha paura del numero chiuso? è il titolo di un librino agile uscito qualche anno fa per Feltrinelli e scritto da Marco Santambrogio. Il prof immagina un dialogo con una studentessa e dimostra quanto alcuni miti della sinistra in tema di istruzione siano in realtà veri e propri crampi mentali, prese di posizione ideologiche che finiscono – strano fenomeno di eterogenesi dei fini – per sortire un effetto opposto a quanto si ripromettevano in termini di giustizia sociale.

Uno di questi è – appunto – il numero chiuso: siamo sicuri – si chiede l’autore – che un’università-esamificio aperta a tutti e che (dunque) perde necessariamente qualcosa in qualità sia una roba che avvantaggia le classi meno abbienti? Semmai è vero l’opposto: il feticcio di un’istruzione purchessia e gratis favorisce di fatto chi può permettersi di pascolare qualche anno in più in facoltà confidando che – una volta ottenuta di riffa o di raffa la tanto agognata laurea – la provenienza familiare gli assicurerà un posto al sole.

L’università insomma non solo non funziona da motore selettivo (come dovrebbe), ma finisce per perpetuare un’ingiustizia sociale con la complicità di chi continua ad agitare il totem ideologico dell’istruzione-per-tutti.

A questo ho pensato quando Liberi e uguali per bocca del suo leader Pietro Grasso ha lanciato la proposta di azzerare le tasse universitarie. Mossa elettorale che mira evidentemente ad intercettare in chiave anti-Pd i voti dei giovani e della classe docente. Cose diverse, si dirà. Santambrogio parla di numero chiuso, Grasso di scuola gratis. Anche se, a ben vedere, il sottotesto è il medesimo: l’istruzione gratis e per tutti è una roba di sinistra.

Provate a pensarci bene, però. Il rampollo di buona famiglia che – con un posticino in studio da papà che lo aspetta – non solo si laurea con comodo a spese della scuola pubblica, ma che – grazie alla proposta di Grasso – non scuce neanche un copeco per il disturbo.

Ma che cavolo di sinistra è mai questa?