DI DEMOCRAZIA DIRETTA, TROLLEY E NASTRI TRASPORTATORI

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Ci sono due scuole di pensiero per affrontare politicamente la faccenda M5s. Da una parte quelli che li considerano dei palloni gonfiati analfabeti e che quindi ritengono sufficiente (alla lunga) l’arma della derisione e del motteggio per smontare il giocattolino. Dall’altra – visto che il giocattolino continua a stare in piedi – c’è chi sostiene sia più furbo prenderli sul serio ed entrare nel loro campo di gioco.

Sabino Cassese fa parte di questo secondo gruppo. Ieri dalle colonne del Corriere della sera ha tentato di disinnescare la storiella della “democrazia diretta”: ok, fanculo alla rappresentanza senza vincolo di mandato; l’eletto è solo un “portavoce” che deve funzionare da mero nastro trasportatore: sono gli iscritti al movimento che stabiliscono quali bagagli, cioè quali proposte di legge, metterci sopra.

Ma chi decide – ecco la domanda centrale – i tempi e i criteri di selezione delle proposte che vengono dalla base? Se gli iscritti sono (tutti) sovrani, perché scegliere un trolley blu e scartarne uno fucsia? Dice: la maggioranza. Ok, ma quando la si interroga, la base? E come? “Se molte fossero le richieste – scrive Cassese – gli iscritti non verrebbero sottoposti a un fuoco di fila di votazioni, in numero tale da assorbire le loro energie quotidiane?”. Logorante, non vi pare? “Il cittadino chiamato a partecipare dalla mattina alla sera – continua Cassese – è il cittadino totale, richiede una politicizzazione totale dell’uomo”.

Il filosofo Isaiah Berlin tenne nel 1952 una serie di conferenze, trasmesse dalla BBC con grande successo, su sei figure emblematiche di “nemici della libertà”. Tra questi Jean-Jacques Rousseau. Berlin dimostrò che la democrazia diretta – cioè il presunto azzeramento della distanza tra libertà e autorità – è il prodromo di ogni regime totalitario. Per Rousseau la volontà dell’uomo non può che confluire nella Volontà generale, che è sempre vera e fa il bene dell’individuo. E se l’uomo non lo riconosce, questo bene? Elementare: perché è traviato da “cricche, consorterie e sette” e non ragiona con razionalità. Di qui la necessità di essere corretto. “È questo il significato della famosa frase di Rousseau – dice Berlin – secondo la quale la società ha il diritto di costringere gli uomini ad essere liberi”.

Insomma – e qui mettiamo insieme Cassese e Berlin – non è pensabile che un cittadino normale (che lavora, ha figli e cose da sbrigare tipo mutuo per la casa, sabbiera del gatto eccetera eccetera) possa vivere immerso nella politica ed esercitare h24 il suo diritto di mettere valigie sul nastro trasportatore. Ecco perché l’uomo totale finirà per affidarsi a un’opaca entità metapolitica che detterà la linea. E di diretto c’è soltanto il trasferimento della sovranità dal popolo a quell’entità.

Altro che scegliere il colore del trolley!