LO SQUADRISMO DI TRAVAGLIO

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Non sorprende che su Libero si difenda oggi la battuta di Marco Travaglio su “legislazione da sciogliere nell’acido” dicendo che in fondo siamo un po’ tutti vittime di una presunta “dittatura del linguaggio”. Non sorprende perché, in nome di una battaglia contro il politically correct, si dicono cose francamente indecenti.

Del resto era stato lo stesso Travaglio ad accampare una sorta di diritto a dire-le-cose-per-le-spicce contro la tirannia del mieloso senso comune, quello dei pantofolai e dei tonti, per intenderci.

Ecco, impostare le cose così sa tanto di squadrismo. Verbale, sia chiaro, ma pur sempre squadrismo.

A questo proposito consiglio a tutti di leggere un prezioso librino di Flavio Baroncelli, Il razzismo è una gaffe. Eccessi e virtù del politically correct. Baroncelli parte dagli Stati Uniti, dove c’è stato un tempo – che dura ancora, a giudicare dagli esiti delle ultime elezioni presidenziali – in cui i liberal sono stati messi all’angolo perché noiosi, intellettualoidi e affetti da una sorta di bigottismo da “correttezza politica”.

Il mondo “vero” è diverso. Nel mondo “reale” non si ha paura di parlare un linguaggio offensivo. Quello che conta è il significato, non l’intenzione. E – nel caso di Travaglio – ad avere significato era il messaggio politico (basta con questi cinque anni), non la spuma delle parole (il richiamo alla violenza contro le donne o a metodi utilizzati dalla mafia). Avete presente il refrain sul dito e la luna?

Ora, Baroncelli scrive una cosa fondamentale e cioè che è (anche) il linguaggio a rendere il mondo decoroso: “Il linguaggio non offensivo è uno strumento di convivenza su cui è sciocco fare sempre e solo del sarcasmo”. Certo, ci sono degli eccessi, ma la sostanza è che non si può sempre dire quello che si vuole, nella forma che si vuole e con un tono di voce che se ne infischia di chi ci sta intorno. Insomma, non si può trasformare un giornale (o uno strumento social) in un bar.

Altrimenti non fai il direttore, ma – appunto – lo squadrista verbale.