Il pruriginoso Vauro

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Ok, la satira deve essere graffiante. Corrosiva, è stato detto. Sfrontata, persino. Sono scorsi fiumi di commenti e di pensose articolesse dopo la mattanza di Charlie Hebdo. E la libertà di qua e il diritto di critica di là, e l’irriverenza contro il potere di sopra e la tradizione occidentale di sotto. Non ci piegheranno, questi sono i nostri valori, li difenderemo contro ogni barbarie.

Ma ora spiegatemi bene una cosa, con parole semplici che possa capire anch’io: la vignetta che Vauro ha dedicato al ministro Boschi quale tipo di tradizione occidentale incarna? Quale diritto di critica viene esercitato disegnando una donna che “piscia in piedi” (parole sue ndr.)?

Sì, irriverente lo è. E anche graffiante. E pure corrosiva. Però è anche buzzurra e volgare e – sì, diciamolo – sessista, ma di un sessismo da bettola, talmente cavernicolo da risultare incredibile che qualcuno si presti a riderci su. Lo dirò in francese (la Francia è la patria della libertà dopotutto): questa vignetta fa schifo.

E fossi la Boschi non me la prenderei più di tanto. Inviterei però Vauro a osservare una donna che cerca di fare il ministro. Magari sbirciandola dal buco della serratura.