Spending review e mistica della partecipazione

La spending review diventa partecipata. Palazzo Chigi chiede aiuto ai cittadini e apre una sorta di consultazione pubblica per “completare il lavoro di analisi e ricerca” delle spese inutili. Ma l’invito di Mario Monti a “denunciare gli sprechi”, accedendo direttamente all’Area Esprimi un’opinione del sito del Governo, ha fatto scoppiare una polemica che la metà basta.

Ad intervenire non è stato soltanto Beppe Grillo (“chiedono aiuto alla casalinga di Voghera”), ma anche il capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri (“ora abbiamo i cittadini tecnici”). Gianni Fava della Lega ha legittimamente osservato che “tanto valeva affidarsi a Striscia la Notizia” e pure Susanna Camusso l’ha buttata sull’ironia: «Abbiamo un governo di tecnici che nomina dei tecnici e poi chiede alla popolazione di fare il lavoro che dovrebbero svolgere i tecnici che hanno nominato i tecnici». Un po’ come la storiella degli elefanti che si dondolavano sul filo di una ragnatela.

Ma il problema non sono gli elefanti, semmai lo è la ragnatela. La questione non è tanto rappresentata dalla natura del governo che, per inciso, riteniamo perfettamente in grado di capire da solo dove si annidano sperperi e uscite non necessarie. E non sta neppure – come è stato osservato – nella presunta istigazione alla delazione o nell’incitamento alla formazione di occhiute guardie del popolo che si aggirano fameliche tra gli uffici pubblici brandendo il gladio della legge 241 sulla trasparenza.

Il problema sta in una rete – ideologica e vischiosa – in cui sono costretti a muoversi tutti, tecnici, politici ed elefanti. Anche Mario Monti – il professore cerusico che-sa-cosa-serve-all’Italia – si dondola sulla ragnatela infida del Débat, si genuflette (persino lui, verrebbe da dire) di fronte al totem del Cittadino Decisore. Che in linea generale è una cosa bella. Ma non basta avere la qualifica di cittadino per essere automaticamente depositario della Ragione ed esente dai pericoli del conformismo. La giusta pulsione della spinta dal basso può essere utilizzata come alibi per deresponsabilizzare chi invece è chiamato, per mandato elettorale o per designazione, a prendere decisioni.

Non è certamente il caso dei ministri tecnici che alcune scelte, anche impopolari, le hanno sapute adottare. Però questa campagna di coinvolgimento partecipativo in tempi di antipolitica imperante puzza un po’ di captatio benevolentiae. E’ una resa di fronte alla retorica della finestra aperta, alla mitologia del feed back, alla mistica della comunicazione a due vie, al feticcio del palazzo trasparente. Che rischiano di diventare vacue pose dottrinarie.

Giorgio Gaber aveva ragione: libertà non è uno spazio libero, ma partecipazione. Qua si teme che l’Area Esprimi un’opinione del sito del Governo sia soltanto uno spazio libero.