La modernità di Israele

Pope Francis visits Rome Synagogue

È passata ormai più o meno una settimana da quando Papa Francesco ha fatto visita alla Sinagoga di Roma, accolto dal rabbino capo Riccardo Di Segni con cordialità e affetto. Gesto di amicizia che rinsalda i buoni rapporti tra santa sede e comunità ebraica e che suggella, anche simbolicamente, il “legame inscindibile” tra le due confessioni (“siete i nostri fratelli e sorelle nella fede”, ha detto Papa Bergoglio).

Di quell’incontro c’è un passaggio che, però, non ho del tutto compreso. Si tratta della dichiarazione della presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello, secondo la quale è un antisemita non solo chi nega la Shoah, ma anche chi critica lo stato israeliano. Cosa francamente un po’ enorme. Perché da una parte condanna tutti – paradossalmente anche gli ebrei – a non poter dire nulla della politica di Israele, dall’altra considera quello stato, che ognuno di noi ritiene una splendida eccezione democratica circondata da regimi totalitari, uno stato confessionale. Che non mi pare un bell’esempio di modernità. O no?