La prevalenza del Viperetta

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Sembrava di stare sul set di un film dei Vanzina. Salone di Rappresentanza del Comune di Genova, 23 aprile 2015, gli stucchi dorati, la magnificenza dei velluti, il gonfalone della città. Ciak si gira. Il presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero, abbraccia – in favore di flash e di telecamere – il suo pari grado rossoblù, Enrico Preziosi, comicamente british di fronte a lui. Lega Calcio, Genoa e Samp hanno raccolto 200 mila euro a favore di una scuola alluvionata della Valpolcevera. Sono lì, nella sede del Municipio, per consegnare la somma al primo cittadino. È ‘na goccia dentro ar mare, perché queste traggedie non accadano più, evviva il calcio, evviva lo sport; mo’ ve saluto ché c’avemo fame… io e Erìco annamo a magnà er pesce.

Adesso è “il pirotecnico Ferrero”. Pure “funambolico”. Sempre “sopra le righe”. Anche se viene un po’ da ridere. Sì, perché ormai è diventato un marchio che fa simpatia, il Viperetta. Però il momento in cui è diventato presidente me lo ricordo come fosse ieri…. ‘n’ apocalisse! Tanto per cominciare, a Genova pensavano fosse uno scherzo. Ferrero chi, quello della cioccolata? Belin, sembra uscito da un film con Bombolo e Er Monnezza, chiosavano soddisfatti i tifosi genoani a cui – dopo anni di prese per i fondelli per la dizione piuttosto zoppicante di Preziosi – non pareva vero di avere come dirimpettaio uno così.

I Garrone, che da un po’ volevano vendere la società, rassicurarono tutti quanti: tranquilli, è un’offerta seria, non siamo mica matti… forza Samp. Ma i tifosi si misero a smanettare nei social “oddio, svegliatemi”, “Garrone vaff…”. Qualche vergine violata evocò la morte dello “stile Samp”, vestito blu, camicia bianca, cravatta con la bandierina di segnalazione marittima. Un po’ understatement, un po’ complesso di inferiorità nei confronti dei cugini genoani che la nobiltà asseriscono di mangiarla a colazione: Genoa Cricket and Football Club 1893 vs. Unione Calcio Sampdoria 1946, fine discorso. Adesso il blu scuro di rappresentanza è diventato blu elettrico de Roma e l’understatement… maddecchè!

Ferrero, appena arrivato, si è messo a lavorare e si è ripreso il pane. Facendo se non innamorare, un po’ ricredere mezza Italia. E a inizio giugno – guarda un po’ i casi della vita – riceverà il premio “Football leader – dirigente dell’anno”, organizzato dall’Associazione Italiana Allenatori Calcio (AIAC). Ecco la motivazione: «Il carisma mediatico, il carattere travolgente e l’irresistibile spontaneità, uniti alla grande capacità manageriale, hanno contraddistinto il presidente Massimo Ferrero come dirigente sportivo di alto profilo». Il patron blucerchiato è un «imprenditore rivoluzionario e autorevole», che «ha introdotto una ventata di entusiasmo in serie A», con «un’interpretazione disincantata dello sport più amato dagli italiani».

Non male per uno che era stato salutato come il barbaro, il
parvenu che manco il nome Sampdoria sapeva pronunciare. Lo “spaccone”, l’“eccessivo”, quello che la spara grossa e – quindi – lontano anni luce dall’impronta caratteriale del genovese medio, che – invece – è guardingo, prudente e che se gli chiedi “come va?” ti risponde “eh, siamo qua”, uno (il genovese medio) che “maniman”, non si sa mai; uno (Ferrero) che non si sa bene di cosa si occupi e che subentra al re del petrolio, a mister “Erg”, facendo meglio di lui già nel primo anno: “grandi capacità manageriali”, hai capito Garone?

Ma ora veniamo a noi: che c’entra il Viperetta con Terni, vi chiederete? Apparentemente nulla. Anche se, a pensarci bene, la vicenda Ferrero un po’ c’azzecca con i rossoverdi. La ventilata cessione della Ternana Calcio è per molti versi simile a quella della Sampdoria. Sono un po’ di mesi, infatti, che la società di Via Aleardi pare sia alla ricerca di un acquirente. Le voci si rincorrono, acquistano consistenza e si sgonfiano in un tourbillon di dichiarazioni, smentite e timori della tifoseria. Più o meno come succedeva a Genova sponda blucerchiata lo scorso anno. Fino al coup de théâtre finale e alla discesa in campo del Viperetta. Con il corredo di preoccupate lamentazioni (prima) e di osanna giubilanti (poi).

Ora, onestamente, io non so dire se la Ternana abbia uno stile che la possa distinguere da altre società. Se prediliga il blu scuro o il blu elettrico. Una cosa la so, però: ammesso che l’attuale presidenza voglia cedere, mi sentirei di suggerirle che (almeno) non venda a uno scagnozzo con le braccia tatuate. E neppure a un corpulento allevatore di cavalli, tipo… vabbè, dai. Al netto dello stile, c’è un limite a tutto, no?

(su TernanaNews del 27 aprile 2015 – www.ternanacalcio.com)