Se “papafrancesco” fa il Papa

Papa: domanda alla piazza, ci si battezza da soli?
Io non ne faccio una questione di conflitto di civiltà. Non lo faccio innanzitutto perché non c’ho il fisico e perché mi hanno abituato a pensare che l’Occidente i conflitti li risolve – ormai – non con la spada, ma con la parola e la diplomazia e la… civiltà, appunto. Questo è stato ripetuto quando gli Stati Uniti sono intervenuti in Iraq per due volte e – dopo l’11 settembre – in Afghanistan. Questo la sinistra radical ha da sempre opposto a chi – invece – sosteneva la necessità di imporre (anche con la forza) le nostre conquiste, la nostra libertà, la nostra democrazia.

Io vi dico: mi sta bene. Però vi dico anche che bisogna essere coerenti. Sì, perché tra i nostri marchi di fabbrica – forse alla base – c’è innanzitutto la logica e la capacità di affrontare le questioni (anche storiche) con raziocinio e con la forza dell’analisi (che, poi, è il contrario della violenza).

Ora, c’è un Papa (papafrancesco, come viene definito ormai da tutti, anche – e soprattutto – da quella sinistra radical  lì) che dice: guardate che contro gli Armeni è stato commesso il primo genocidio del Novecento. E ci sono – di contro – le reazioni violente e scomposte delle autorità turche, politiche e religiose, la cui linea difensiva è più o meno la seguente: parlare di genocidio è una calunnia, non possiamo essere giudicati per la nostra storia perché – appunto – si tratta di storia.

Che uno pensa: delle due l’una, o non vuoi essere giudicato – qui ed ora – per colpe storiche (il che è anche giusto) o è una calunnia il fatto che nella tua storia sia stato commesso un genocidio. Appurato “storicamente” che quel genocidio c’è stato, allora non si tratterebbe più di una calunnia. O no?

Andiamo avanti. Resta l’altro corno della questione. Dici: non si usa la storia per giudicare il presente. Ok. E allora cosa c’entra l’argomento usato dal Gran Muftì, la principale autorità religiosa sunnita turca, che dice: la Chiesa non uscirebbe bene da un attento esame della “sua” storia? Che mossa è quella di difendersi con le stesse armi che si contestano all’avversario, se non mancanza di senso logico del discorso o – peggio ancora – acquiescenza al potere politico turco?

Ma ora veniamo ai radical di casa nostra. Sì, perché anche loro difettano di senso logico. Ma come, ce lo avete menato a sangue con questa storia di je suis Charlie Hebdo, e tutti in piazza per difendere i nostri valori di libertà incarnati da Charlie Hebdo, evviva la forza dissacrante della satira e della ragione contro tutti i fondamentalismi eccetera e poi non riuscite a dire nulla sulle aporie logiche (badate bene, LO-GI-CHE) del gran Muftì e delle autorità turche?

Non sarà che papafrancesco è meno papafrancesco quando fa fino in fondo il suo mestiere?