Niente chiacchiere: dentro Ogbonna e Balotelli capitano

Naturalmente ho tifato Italia. L’ho fatto per tutta una serie di motivi. Non ultimo il fatto di avere un figlio di 9 anni insieme al quale ho gioito e che ieri sera si è addormentato contento. Perché i bambini sono fatti così. Non stanno a chiedersi i perché e i percome. Nelle faccende calcistiche sono solo viscera, i bambini.

Ho tifato Italia, dicevo. Anche se alcune cose non riesco a mandarle giù. E’ proprio necessario intervistare Buffon e Bonucci a fine partita, per esempio? Lo so, anche se Buffon faceva investimenti milionari dal tabaccaio dell’angolo non saremo certo noi a fare processi sommari. Lo so, se a uno chiedono dei biscotti altrui, può capitare che dimentichi il realismo con il quale giustifica i propri. A me Buffon un po’ infastidisce, però. Specialmente quando parla da capitano. Per un motivo semplicissimo: perché – magari suo malgrado – è costretto a vivere e, soprattutto, a parlare al di sopra delle proprie possibilità articolatorie. E non è educativo per mio figlio.

E poi quel Bonucci. Santoddio, lo so che è tutto da dimostrare che facesse inghippi, ma cos’è questo gusto per la ribalta? Mette la mano sulla bocca di Balotelli che manco un fratello maggiore, ma è sempre il primo a uscire dallo spogliatoio in favore di telecamera. Anche con la Juve ha rilasciato più battute lui in un solo campionato che Alex Del Piero in tutta la carriera. Non dico che deve stare zitto, però vista la sua situazione mediaticamente esposta un minimo di continenza verbale non guasterebbe.

Ecco, dopo aver festeggiato come si deve il passaggio del turno, l’ho detto anche a mio figlio: dentro Ogbonna e fascia da capitano a Balotelli. Lui è stato subito d’accordo con me su tutta la linea. Ma i bambini, si sa, nelle faccende calcistiche sono solo viscera.