Vietato perdere contro l’Umbria del Nord

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I calciatori della nazionale nordcoreana stanno bene e proveranno a battere la Corea del Sud alla prossima occasione. La notizia della loro incarcerazione – ordinata dal leader Kim Jong-un per aver perso il 2 ottobre contro i cugini dirimpettai – era troppo incredibile per essere vera. E infatti era una bufala colossale che ha tratto in inganno gran parte dei media italiani. Era stata l’associazione “Nessuno tocchi Caino” – che evidentemente le redazioni considerano una fonte più che attendibile – a pubblicarla per prima, dopo averla appresa dal National Report, una testata satirica statunitense.

A pensarci bene però – e a parziale scusante della stampa nostrana – la notizia poteva essere anche verosimile. Già il Post, il sito diretto da Luca Sofri, si era chiesto nell’agosto 2010 cosa fosse successo alla nazionale nordcoreana, reduce dal mondiale del Sudafrica dove aveva incassato tre sconfitte su tre da Brasile (due a uno), Portogallo (sette a zero) e Costa d’Avorio (tre a zero). Tornati in patria, i calciatori erano stati costretti a subire una ramanzina di sei ore da parte del ministro dello sport Pak Myong-chol e a denunciare pubblicamente il loro allenatore Kim Jong-Hun. Tanto che si temette per la sua vita.

Andò più o meno così anche alla nazionale sovietica alle Olimpiadi di Helsinki del 1952. I più forti erano i paesi dell’Europa dell’Est – si pensi che l’Ungheria schierava Hidegkùti e Puskàs. Agli atleti il segretario del Komsomol, l’organizzazione giovanile del partito, volle addirittura far firmare un solenne “impegno a vincere”, che lui stesso avrebbe consegnato nelle mani di Stalin. L’Urss perse agli ottavi contro la Yugoslavia. Un’onta “politica”, visti i pessimi rapporti tra il dittatore georgiano e Tito. Arkad’ev, l’allenatore di quella “spedizione” non solo fu licenziato, ma messo alla pubblica gogna attraverso la stampa del regime. A salvarlo fu soltanto la morte di Stalin un anno dopo.

Ora, la serie B del calcio italiano non presenta fortunatamente rischi di questo tipo. In giro non ci sono né satrapi assetati di panchine né folle tumultuanti che chiedono teste. I giocatori della Ternana e il loro bravissimo allenatore – dopo la rovinosa sconfitta interna per quattro a zero contro il Livorno – hanno dunque la ragionevole speranza di non andare incontro né a fastidiosi improperi né a processi sommari decisamente fuori luogo. Tanto più che il legame con la città – soprattutto dopo la bella manifestazione di solidarietà ai lavoratori delle acciaierie, con tanto di elmetto giallo – appare veramente inossidabile. Quindi, avanti fere… a patto che non si perda con l’Umbria del Nord.

P.S. A proposito, Kim Jong-un non somiglia un po’ a Luciano Gaucci da giovane?

(su TernanaNews del 23 ottobre 2014 – Ternanacalcio.com)