Calzettoni rossoverdi

foto(8)Ci sono state un paio di settimane in cui per giocare bisognava fare i turni. Per noi piccoletti, abituati a calcare un campaccio pietroso vicino alla linea della Ferrovia Centrale Umbra, tra gli ulivi e i tralicci dell’alta tensione, quel campo “a sette” subito sotto Via delle Palme – a Campitello – era una manna piovuta dal cielo. E non soltanto per noi, evidentemente.

Non si prenotava e di spogliatoi neanche l’ombra. Arrivavamo già pronti per il match – le magliette girocollo, le scarpette e tutto il resto – in bicicletta, giù per uno sterrato tra la piscina coperta a sinistra e la casa colonica di Carpinelli a destra. Ricordo alcune cose in maniera molto netta: una scarpata di fianco, che quando pioveva diventava parecchio scivolosa, un gelso dietro una delle due porte e – soprattutto – uno stagno con un fiotto d’acqua dove andavamo a bere tra il primo e il secondo tempo.

Quel campetto e il gelso e la casa di Carpinelli e la scarpata parecchio scivolosa adesso non ci sono più. Al loro posto ci hanno costruito lo stadio del Campitello calcio (in realtà lo stanno rifacendo), una tribuna coperta e il palazzetto del tennis tavolo. Più sotto – dove prima c’era lo stagno – si distende il nastro scuro della variante, la strada che collega i quartieri della Circoscrizione Colleluna con il centro della città.

Ora, non è per fare il ragazzo della Via Gluck, ma a me quel campetto – come tante altre cose, in verità – manca un po’. Sì, nella memoria – mia e di tutti quelli che ci hanno giocato – il ricordo non si può cancellare. Così come non posso dimenticare me stesso sulle spalle di mio padre sugli spalti di Viale Brin, anche se quello stadio non c’è più. Però – posto che indietro nel tempo non si torna – ci sono cose e scarpate e stadi e alberi che, fossero rimasti dove erano, beh, aiuterebbero a non perderla, la memoria.

Poi giorni fa, tornato a Terni per le feste di Natale, dopo aver imboccato la variante per andare a vedere Ternana-Reggina, mi sono chiesto: ma che fine avrà fatto quello stagno? Perchè passi per il campetto, il gelso e lo sterrato, ma come fai a eliminare uno stagno? Così, posseduto da una strana vertigine bambina, ho parcheggiato l’auto, attraversato la strada poco prima dell’incrocio e scavalcato una recinzione non proprio irresistibile.

Lui stava lì, acquattato tra il guardrail e un groviglio di rovi. Muto, spento, come inceppato. Sono sceso giù e le auto che correvano sopra mi sono sembrate lontanissime. Poi mi è parso di sentire una voce dietro di me: ehi, lo sai che prima c’erano pure i girini, qua? Mi sono voltato di scatto e non c’era niente, ma nella mia testa ho rivisto due stinchetti bianchi e nudi che mulinavano via.

Ho stretto in tasca i miei vecchi calzettoni rossoverdi e sono andato a vedere Ternana-Reggina.

(su TernanaNews – www.ternanacalcio.com)

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