Chiamami ancora Zedda Piras

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Ecco la lettera di Roberto Vecchioni su “La Nuova Sardegna” di oggi 22 novembre 2013.
“Il mio cuore è ferito. Negli occhi mi trascorrono prati, monti, volti, alcuni dei quali non vedrò mai più. Ho pianto, sinceramente pianto, come un bambino a cui han rapito il fratello per nasconderlo nel passato, lasciarlo a mezza strada tra i ricordi e l’impotenza. Mi lega a voi, alla Sardegna, non solo una cittadinanza formale, ma una ben più alta affinità elettiva di sentimenti e sensazioni: mi sento un sardo, sono un sardo. Non è la terra di amici miei ad essere stata sconvolta, no, è la mia stessa terra.

Terra di mirto e filu ‘e ferru”