Casoneee pensaci tuuu!

$(KGrHqR,!qQFBGvGM67dBQlVCr!Mmg~~60_35Il cartello appeso al muro delle Piscine d’Albaro di Genova – un luogo per genitori con figli tra zero e dieci anni da far stancare il sabato e la domenica – è perentorio: “E’ vietato il gioco della palla”. Vietato. Nessuno spazio alle interpretazioni. Per gli analfabeti c’è anche la figura: un pallone a scacchi in una specie di segnale stradale con cerchio rosso e banda del divieto – pure rossa – davanti. Che tristezza, vero? Ma per fortuna l’art. 32 (illustrato) del regolamento della Polizia Municipale di Genova non ha neanche la dignità del suggerimento: è semplicemente lettera morta. Là alle Piscine d’Albaro si gioca e si palleggia duro. Tra grandi e piccini.

Arrivo e, disseminate in vari punti dello spazio asfaltato, vedo decine di coppie formate da padre in jeans e scarpe da ginnastica e figlio con addosso la maglietta della squadra del cuore (del padre): Genoa/Samp per un buon 99% e, da qualche mese, una solitaria ed elegantissima mise rossoverde che illumina il grigiore del cemento. Sono (siamo) tutti pallone-muniti. Una patetica scuola calcio naȉf in cui ansanti e brizzolati arnesi di mezza età credono di insegnare i fondamentali ai propri figli con movimenti studiatamente rallentati che neanche alla moviola di Carlo Longhi. Guarda… stop e appoggio… destro e sinistro, fluidoooo! E siamo tutti da filmare.

C’è quello che si avventura nel palleggio aereo, quell’altro che corricchia come i giocatori che si scaldano nel prepartita, le gambe arcuate da cagnaccio puzzolente. Alcuni provano il numero della bicicletta à la Ardiles – avete presente Fuga per la vittoria? – ma il pallone si smorza tra il malleolo e lo stinco e il bambino resta lì ad aspettare tutto il pomeriggio una palla giocabile. Prendete l’arresto di petto (no, non quello cardiaco): viene effettuato in maniera plateale, con un fiotto strozzato in gola. Umpft! Una volta ho visto un tale allontarsi di una quarantina di metri, alzare il braccio e prodursi in una “sciabolata secca”. Un altro (genoano) aspettare un lancio sbagliato di un padre blucerchiato solo per il gusto di stoppare, rilanciare “col contagiri” e raccogliere un grazie invidioso.

Il fatto è che i doveri paterni sono solo un pretesto. Una scusa per tornare bambini, quando il verde brillante della prateria del Libero Liberati dimostrava in maniera lampante l’esistenza del dio della felicità. Il tempo in cui lo zio Luciano mi portava allo stadio e mangiavo con l’imbuto per farmi trovare pronto. Il tempo in cui vidi un quattro a zero contro la Pistoiese nel 77 (nel mio ricordo segnò pure Ciccotelli, ma i manuali dicono autogol di Di Chiara) e feci indigestione di noccioline e altre porcherie. Il tempo di Poerio Mascella e di Carmelo La Torre. Ho ancora nelle orecchie, quasi fosse ieri, l’intonatissimo urlo operistico di un distinto signore al secondo anello della Nord che, sulle note dello spot del Gigante Buono, incitava Roberto Casone a tirare una legnata su punizione: Casoneee pensaci tuuu!

Se – per una qualche magia chirurgica – si potessero estrarre i pensieri di noi genitori mentre giochiamo ai giardinetti coi nostri figli, si potrebbe fare un documentario sulla storia del calcio italiano. Quello laggiù che tenta il colpo di tacco – lo so perfettamente – ha in mente Roberto Mancini che libera Gippo Vialli in area di rigore; quell’altro là che esce a testa alta da un nugolo di ragazzini, a guardarlo bene, ha l’occhio lucido al ricordo di Gianluca Signorini; io che mimo un pietoso dribbling guizzante tra gli scooter parcheggiati a spina di pesce sono Sileno Passalacqua con zazzera, baffoni e tutto il resto. Vedi, come devi tirare in porta? Così… di collo pieno. BAMMM! E parte un missile terra-aria che si stampa sulla vetrata rinforzata della piscina, tra gli sguardi attoniti di mamme e nonne.

Una punizione di Branco? Una staffilata di Mihajlovic? Neanche per idea. Chissà se là alla Polizia Municipale di Genova conoscono per caso un giocatore rossoverde della fine degli anni 70 che risponde al nome di Roberto. No, non Roberto Mancini. Ro-ber-to-Ca-so-ne!

(su TernanaNews – www.ternanacalcio.com)

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